La pandemia mette il freno al progetto pilota sul tumore polmonare

4 Gennaio 2021

L’obiettivo del progetto coordinato dall’ISPRO (Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica) è quello di dimostrare la validità dei programmi di screening e il legame tra prevenzione e cessazione del fumo.

I dati delle ricerche sul cancro al polmone ci dicono che rappresenta la causa di mortalità con maggiore incidenza in Italia e nel mondo.
Infatti nel solo 2019 sono stati diagnosticati in Italia 42.500 nuovi casi di tumore polmonare e la sopravvivenza a 5 anni rimane da tempo a valori massimi del 17%.
È stata ampiamente dimostrata la correlazione di causa effetto della patologia con il fumo di sigaretta e di conseguenza la cessazione di questa abitudine riduce il rischio di sviluppo della malattia.
Prevenire in tal caso significa raccomandare la scelta di uno stile di vita sano, che parta dall’alimentazione e coinvolga anche la decisione di smettere di fumare.

Quindi il progetto, ora in stand by, vuole integrare i risultati di un’azione primaria (cessazione del fumo) a misure di prevenzione secondaria (Tc-tomografia computerizzata a bassa dose).

Molte le questioni pratico organizzative irrisolte, tra le quali il percorso di arruolamento dei soggetti a rischio, i criteri di selezione, la definizione degli standard di qualità delle attività delle strutture coinvolte, l’influenza e l’efficacia dell’intervento di cessazione del fumo e il possibile ruolo dei biomarcatori ematici e nella saliva.

Il Covid19 ha reso ancora più marcate queste difficoltà, facendo addirittura slittare l’inizio delle attività.

La pandemia ha reso difficile trovare sia ambulatori liberi dove reclutare pazienti sia personale medico disponibile.
I medici, i radiologi e i pneumologi coinvolti nel Progetto sono stati, come sappiamo, assorbiti dalla gestione del virus.

L’arruolamento di 600 pazienti doveva terminare a fine gennaio 2021, ma la proroga, già approvata dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della Salute, si è resa inevitabile vista la chiusura forzata degli ambulatori dedicati. 

Lo studio, della durata di 2 anni, intende reclutare fra la popolazione a rischio (i fumatori) 600 pazienti totali, da sottoporre a un programma di screening e prevenzione mirato: l’esecuzione di due TAC polmonari, una all’ingresso dello studio e la seconda a distanza di un anno e l’inclusione in un percorso di disassuefazione al fumo in centri antifumo piemontesi.

Nonostante i problemi che la nostra Sanità affronta quotidianamente, le informazioni e le conoscenze sempre più approfondite sulle cause e i meccanismi molecolari che determinano l’insorgere della malattia, consentono di organizzare terapie sempre più mirate ed efficaci.

Ci auguriamo che il progetto possa ripartire al più presto, perché alla base di qualunque conquista in campo medico, c’è la ricerca.

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